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15 DICEMBRE 2023

20 MILIARDI IL COSTO ANNUALE DEL CANCRO IN ITALIA. PREVENZIONE ATTIVA, LA VERA ARMA VINCENTE

Il prof. Riva: “Un contributo economico elevatissimo destinato a crescere”. Si deve intervenire per modificare gli scorretti stili di vita ma anche con la Cancer Driver Interception che permette di individuare le alterazioni prodromiche che possono generare una neoplasia. Un modello innovativo a livello mondiale tutto italiano. Al via la collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità.

Roma, 15 dicembre 2023 – Nel 2022 in Italia si sono spesi 20 miliardi di euro per curare i malati di cancro, fra costi diretti di terapie, ospedalizzazioni, interventi chirurgici, esami, riabilitazione e indiretti (assenza dal posto di lavoro, assistenza dei familiari ecc.). Un contributo economico elevatissimo, sommato ovviamente al peso della malattia sul singolo. E tutte le proiezioni indicano un incremento di casi in tutti i Paesi occidentali, legati soprattutto agli scorretti stili di vita (fumo di sigaretta, obesità, sedentarietà, eccessivo consumo di alcol). È importante quindi ridurre il carico di malattia attraverso la prevenzione, che deve ovviamente insistere sugli stili di vita ma anche diventare attiva con la ricerca e l’individuazione dei fattori prodromici che possono negli anni portare ad un cancro. È la cosiddetta “Cancer Driver Interception”, cioè la ricerca di quelle alterazioni che, se non corrette, possono favorire la cancerogenesi. È questo l’appello lanciato oggi a Roma dal convegno nazionale promosso dal CNEL, Fondazione Aiom e Bioscience Foundation. “I costi legati al pianeta tumori stanno diventando enormi in tutti i Paesi occidentali – sottolinea il prof. Francesco Riva dell’Ufficio di Presidenza del CNEL -. Si rischia di minare la sostenibilità dell’intero sistema e di far pagare di tasca propria sempre più ai cittadini. Dobbiamo tutti insieme impegnarci per avere meno malati oncologici: la prevenzione rappresenta la sola arma davvero vincente”. “Ma gli indicatori ci dicono che si fa ancora troppo poco: aumenta la sedentarietà, le persone in sovrappeso e obese e i forti consumatori di alcol – spiega il prof. Saverio Cinieri, Presidente di Fondazione AIOM – e quello che è preoccupante è che questi dati, così pericolosi, sono molto diffusi fra gli adolescenti”. “Ma non basta insistere sugli stili di vita: bisogna favorire la ricerca dei fattori prodromici che possono favorire la nascita di una neoplasia – aggiunge la prof. Adriana Albini della direzione scientifica dello IEO di Milano e Coordinatrice mondiale del Working Group sulla Cancer Prevention dell’Associazione americana per la ricerca sul cancro(AACR) – Esistono ormai numerosi di studi clinici che hanno dimostrato l’utilità di andare a misurare questi fattori prodromici come  l’instabilità genomica, l’infiammazione cronica, la disbiosi intestinale e il disequilibrio del sistema immunitario. Tutti misurabili attraverso esami del sangue”. “Il tumore impiega anni prima di svilupparsi – aggiunge il dott. Giuseppe Mucci, Presidente di Bioscience Foundation, nata da uno spin off di Tor Vergata -. Oggi è possibile monitorare queste alterazioni con semplici test che possono rivelarci condizioni prodromiche negative che possono poi essere corrette con stili di vita sani. Una prevenzione attiva, dunque, come si fa in campo cardiovascolare controllando la pressione arteriosa o l’ipercolesterolemia. Molti studi hanno indicato l’efficacia di questo approccio già operativo e stiamo avviando una collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità per avviare un progetto concreto in alcune Regioni italiane con un modello innovativo italiano all’avanguardia nel mondo”. “Si tratta di una strada obbligata – sottolinea il prof. Francesco Cognetti, Presidente di FOCE – la situazione negli ospedali è molto complessa sia per la carenza di medici che di finanziamenti adeguati. È indispensabile garantire risorse adeguate alla sanità ma anche ovviamente favorire tutte quelle strategie, come la Cancer Driver Interception, che possono ridurre il carico della malattia oncologica”. “Una prevenzione attiva è fondamentale anche per noi pazienti – conclude Antonella Campana, Vicepresidente della Fondazione IncontraDonna – per evitare recidive. Ma ancora troppe pazienti continuano a seguire scorretti stili di vita: diventa ormai una priorità l’educazione e la sensibilizzazione dei malati e dei familiari”.